Il mio responsabile di area è una gran brava persona, ma ha qualche problema con lo spazio-tempo. Qualche giorno fa dovevamo vederci per risolvere alcune problematiche. Lo becco per caso nel corridoio e mi dice “…guarda vado un attimo in bagno e poi ti chiamo io…”. Sono passati 3 giorni. La prossima volta se mi dice “ci vediamo domani” schedulo l’incontro per il mese successivo.
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Se essere Project Manager significa riempire fogli Excel con dati inutili, creare tonnellate di pianificazioni con Project che non verranno mai rispettate e passare il giorno a districarti tra burocrazia e ignoranza. Beh allora preferisco fare il programmatore. Almeno ho la soddisfazione di poter creare qualcosa di utile che qualcuno utilizzerà concretamente e proficuamente.
Così recitava il famoso spot degli anni 80 dell’arcinoto gioco in scatola Indovina chi?. Il gioco è molto semplice. Si gioca in due ed ad ognuno viene data una tavoletta con 24 figurine che rappresentano persone con vari tratti somatici. Lo scopo del gioco è quello di indovinare la figurina scelta dall’avversario attraverso delle domande tipo “Hai i capelli biondi?” oppure “E’ maschio o femmina?” o ancora “Porta gli occhiali?”. Quest’ultima, in particolar modo, era la domanda utilizzata dallo spot che cantava:
Porta gli occhiali? il capello com’è? Ma è Jack ecco chi è!
Indovina chi? Giochi MB!
Aaaah bei ricordi. Indimenticabile… ma torniamo a noi. Tutta sta pappardella di premessa per raccontare un tragicomico aneddoto avvenuto nella mia simpatica azienda. Qualche giorno addietro arriva una mail dall’amministrazione che mi avvisava che presto avrei avuto la possibilità di esprime un giudizio in modo anonimo sul clima aziendale e sul mio responsabile attraverso un questionario. Non è il primo anno che si attiva un’iniziativa del genere. Per cui tanto di cappello per la perseveranza, nonostante tutto.
Finalmente ieri mi viene comunicata, tramite una seconda mail, la procedura da seguire. Per garantire l’anonimato ma anche l’univocità della compilazione è necessario pescare a caso, da una scatola, una delle tante buste chiuse contenenti al loro interno una password. Successivamente collegarsi ad un sito web apposito nella intranet aziendale immettendo solo la password e il questionario ha inizio.
Due premesse:
- L’azienda in cui lavoro attualmente conta più 1000 dipendenti sparsi in circa 5 sedi e suddivisi a loro volta in circa 7-8 divisioni interne.
- Essendo un informatico mi è chiaro il fatto che se mi collego ad un sito web nella intranet aziendale automaticamente l’anonimato non è più garantito. Soprattutto se per farlo utilizzo il portatile aziendale con nome del computer, ip e mac address noti al settore IT all’azienda.
Ma facciamo finta che non ci sia mala fede in tutto questo.
Inizia il questionario e le prime 4 domande sono:
- Qual è la sede in cui lavori?
- Qual è la divisione in cui lavori?
- Qual è il tuo ruolo?
- Da quanti anni lavori in azienda?
Eh eh eh! Ora, va bene tutto, ma queste domande sono davvero una presa in giro! Voglio dire, Porta gli occhiali? il capello com’è? Ma è Massimo ecco chi è!
Senza contare che per, la serie “Almeno l’itagliano sallo”, le prime tre domande erano scritte con l’accetto tra Qual ed è (Qual’è!). Da sganasciarsi dalle risate.
O no?
Citando un famoso racconto umoristico che circolava per email qualche anno addietro. Si perché è da molto tempo che mi capita di leggere su documenti, blog, forum, newsgroup e perfino relazioni interne un termine che probabilmente non è corretto. Il termine, o più precisamente il verbo, che leggo spessissimo è manutenere. A volte, addirittura, scritto con un enne in più manuntenere. In ogni caso inteso come l’azione di manutenzione che è sottilmente diverso dal verbo mantenere.
Non sono un professore di italiano, e si capisce, per questo motivo mi sono rivolto ai principali dizionari presenti in internet e al mio vecchio cartaceo dizionario Zanichelli. Ebbene il termine manutenere (o manuntenere) non è riconosciuto da nessuno di questi. Effettivamente la cosa è strana. Anche perché manutenere sembra italiano e in alcuni contesti suona particolarmente bene.
Questi sono i dizionari su cui mi sono basato:
- Manutenere su Dizionario-italiano.it
- Manutenere su DeMauro
- Manutenere su Sapere.it
- Manutenere su Garzanti Linguistica (richiede la registrazione)
Il problema però, è che cercando il termine con Google ho trovato che tre siti ne parlano e che ne confermano l’esistenza e la correttezza:
- Sul forum di WordReference qualcuno chiede chiarimenti
- Una voce sul dizionario Dizi.it spiega il significato
- Secondo myEtymology.com il termine ha origini latine
A questo punto non so più a chi credere. Sono confuso più di prima. Un atroce dubbio mi rimane, a chi credere?
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Quest’anno, per il mio compleanno, ho ricevuto dai colleghi un regalo: un taccuino della Moleskine. Ad essere sincero non mi aspettavo proprio questo bel regalo e devo dire la verità erano mesi che pensavo di prendermene uno.
Tutto bene quel che finisce bene, quindi. E invece no. All’interno troviamo infatti un simpatico foglietto con la storia del più noto taccuino del mondo che recita categorico:
Moleskine è il leggendario taccuino degli artisti e intellettuali europei degli ultimi due secoli: da Van Gogh a Picasso, da Ernest Hemingway a Bruce Chatwin. […]
Dopo aver letto una cosa del genere ho avuto una specie di inquietudine, un’ansia strana, un blocco mentale, in pratica il blocco dello scrittore. Una staticità che non mi lascia da quasi 3 mesi. Da quando a febbraio ho ricevuto il presente non sono ancora riuscito a scrivere una che sia una parola sul noto taccuino. Non riesco proprio a trovare le parole. Cioè, non so se scrivere appunti di lavoro, personali, di viaggio o idee.
Ormai è come un cimelio, bello lindo e immacolato. Senza parole. E per fortuna che sono un programmatore informatico!
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Dopo tanto tempo, ho finalmente deciso di entrare a far parte attivamente della community .NET iscrivendomi ad UgiDotNet ovvero lo User Group Italiano su Dot Net. In questo modo potrò partecipare sia agli eventi che ai workshop e contribuire attivamente alla crescita della comunity attraverso anche un blog che ti viene assegnato all’atto dell’iscrizione. Nel mio caso il titolo del nuovo blog è To bit, or not to bit.
In questo blog parlerò esclusivamente di .NET e mi impegnerò ad alimentarlo con appunti personali ed esperienze lavorative. In un quadro più ampio questo blog (massimooliviero.net) diventerà un blog sempre più orientato su questioni personali e di tempo libero, tralasciando quindi l’aspetto informatico e lavorativo della mia vita, mentre BlogInformatico sarà il raccoglitore di soluzioni e tecniche di programmazione di un certo rilievo, accumulate sul lavoro e con l’esperienza diretta.
Si aggiunge così un nuova e importante tessera nel mosaico dei progetti personali, nella speranza di poter crescere sia professionalmente che umanamente.
…pensare che 2009 ci sia ancora qualcuno che realizzi un prodotto di un certo livello (leggasi gestione documentale) in Visual Basic 6. Ripeto V-i-s-u-a-l B-a-s-i-c S-e-i. Senza considerare il fatto che Microsoft ha ormai ufficialmente dismesso il supporto a questa tecnologia ancora nel 2004 (ok 5 anni ma che in termini informatici sono ERE). E che una tecnologia senza un supporto ufficiale è una tecnologia morta.
E il tutto è ancora più sconfortante se si è costretti, per scelta di qualcun altro che evidentemente non possiede grandi conoscenze informatiche, ad integrare una nuovissima applicazione .net con con un vecchio accrocchio scritto in vb6.
E’ più che sconfortante che lo debba fare il mio team, poiché qualche genio (leggasi: commerciale) ha deciso che quell’accrocchio sia super figoso e ultra avanzato. Invece di guardare al futuro (leggasi .Net 4.0) guardiamo bellamente e con gioia al passato. In pratica: al galoppo verso il baratro, ma con ottimismo.
Questo è un periodo di grave crisi per il mercato e se avere un lavoro è quasi diventato un lusso, fare un lavoro che ti piace e che ti dà soddisfazioni è veramente una rarità. Però devo essere onesto: lavorare nel settore informatico non è per niente male. Forse oggi meno di prima, soprattutto se paragonato al periodo della new economy. E nonostante i manager, i clienti e le scadenze fare l’informatico può darti delle belle soddisfazioni.
Come si evince dal mio profilo sulla pagina Chi sono di questo blog, mi occupo di informatica e più precisamente di programmazione. Da circa due anni seguo lo sviluppo di un prodotto commerciale per i broker assicurativi. La fase di startup è stata indubbiamente la parte più eccitante e gratificante del progetto. E’ una fase in cui devi pensare, progettare e realizzare tante cose nuove e stimolanti. Man mano, però, che il progetto si va consolidando le cose diventano sempre meno creative e sempre più ripetitive e di ruotine. Fino quasi a diventare noiose.
Ancora oggi però ho la fortuna di poter realizzare funzionalità nuove e proprio di recente è nata la necessità di sviluppare un sistema di reportistica custom. Ispirandomi a Sql Server sono riuscito a costruire un sistema molto flessibile di reportistica, tutto da zero. In pratica una specie di designer come quello in Sql Server dove trascinando delle tabelle (che rappresentano delle viste molto ma molto denormalizzate del database) è possibile creare relazioni tra esse e impostare filtri sui campi. Il tutto con estrema facilità, adatto quindi ad un utenza senza particolari skill, e sufficientemente modulare e flessibile da permettermi di estenderne velocemente le funzionalità in breve tempo. Con la possibilità di esportare il risultato in formato excel.
Che dire? Sono molto soddisfatto di questo lavoro. Non nascondo le difficoltà incontrate in particolare sulla realizzazione del designer grafico, ma è stato proprio divertente!